Il terrario è un ambiente chiuso in cui si crea un microclima autonomo ed indipendente.
Storicamente l’utilizzo del terrario viene collocato tra il 1700 e il 1800 per il trasporto di specie botaniche esotiche su lunga distanza, le quali, all’interno di piccole serre di vetro chiuse, riuscivano a vivere e prosperare.
Ogni giorno la realizzazione di terrari ha preso piede nell’ambito della decorazione delle nostre case ricreando un ambiente unico in una “bolla” di vetro.
I materiali necessari per la sua creazione sono:
un contenitore in vetro trasparente con coperchio o tappo (sughero o vetro solitamente) un drenante grossolano per il fondo, una sostanza filtrante ed assorbente (carbone vegetale o, come nel mio caso, zeolite), un substrato dove alloggiare le piantine (devono essere specie che amano l’umidità, tropicali o da sottobosco, e che mantengano dimensioni ridotte), decorazioni come ad esempio sassi, pezzi di sughero,piccola ghiaia (dipende dal gusto di chi lo crea, non c’è una regola precisa, sicuramente no materiale che proviene da spiaggia e mare per il contenuto in sale).
Procedimento: si inizia col lavare bene il contenitore seguendo con la disinfezione con alcol (passaggio che si può benissimo saltare se il lavaggio avviene con acqua molto calda). Meglio evitare detersivi per essere sicuri di non lasciare residui.
Una volta asciutto si procede con l’allestimento vero e proprio: in fondo il materiale drenante (ad esempio ghiaia grossolana oppure argilla espansa dopo risciacquo) nello spessore di almeno un cm, di seguito il materiale filtrante (io cospargo la zeolite di granulometria 5 mm uniformemente sopra il drenante nella misura di due manciate per un contenitore di circa25 cm di diametro), si continua col substrato (personalmente faccio un mix di terriccio per cactacee, terriccio universale e zeolite perché mi aiuta col drenaggio) ed infine si crea la composizione a proprio gusto tenendo conto che le piantine cresceranno e sarebbe bene lasciare loro un po’ di spazio.
Il terrario appena fatto è da annaffiare abbondantemente per dare modo al terreno di assorbire bene l’acqua che poi percolerà al di sotto divenendo una scorta.
Sarebbe bene bagnare sempre facendo colare l’acqua sulle pareti (sia per pulire l’Interno del contenitore che per non infradiciare le piante. La manutenzione del terrario chiuso è abbastanza semplice: i primi giorni si tiene aperto e poi si chiude mano mano in modo che le piante si abituino (a me è capitato di chiuderlo anche subito e non è successo nulla ma con la chiusura graduale il successo è quasi assicurato).
La comparsa di un po’ di condensa sulle pareti è normale ma se il terrario all’interno non è proprio visibile il consiglio è lasciarlo ancora un po’ aperto per fare evaporare l’eccesso e poi riprovare a chiuderlo. I primi tempi consiglio di controllare le piante per capire se si stanno adattando, se ci sono elementi che stanno marcendo, se si creano muffe, insomma per capire la salubrità dell’ambiente. Eventualmente si potrà intervenire per ristabilire la situazione.
La posizione ottimale per un terrario è un luogo luminoso ma non a sole diretto perché altrimenti morirebbe tutto all’interno. Se dopo circa un mese le piante sono vigorose, di colore brillante e addirittura hanno iniziato a crescere vuol dire che si è fatto un buon lavoro.
Il terrario in foto è stato creato con l’utilizzo della zeolite chabasite in formato grani.
Lulù Bruzzichessi
