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Fame e fertilità della terra

La popolazione mondiale è oggi stimata intorno ai 7,7 miliardi di unità e si presume che intorno al 2050 sfiorerà i 10 miliardi. Dal 1900 in poi, periodo della “rivoluzione verde”, grazie all’uso dell’azoto ammoniacale, si sono coltivati terreni altrimenti improduttivi, senza però rispettare il ciclo di riformazione dell’humus, che è andato via via diminuendo drasticamente fino a diventare presente solo in tracce.  Con la fine delle guerre e grazie all’uso dei concimi azotati, la popolazione che nel 1928 era di 2 miliardi, passò a 5 miliardi nel 1990. Il tema della sostenibilità ambientale è molto dibattuto dagli scienziati del nostro tempo. Parallelamente all’aumento della popolazione, che porta al consumo delle risorse biologiche di 12 mesi in soli 7 mesi, si è stimato che tali risorse sarebbero sufficienti per 4,4 miliardi di abitanti, a fronte ai 7,7 miliardi attuali.  Oltre alla popolazione in costante aumento, il reale problema consiste nella sterilità dei suoli che l’uso massiccio ed indiscriminato di azoto chimico e pesticidi ha creato in soli 100 anni. Desertificazione e deforestazione sono due facce della stessa medaglia, che stanno spingendo le nazioni più popolate alla ricerca di soluzioni alternative (per esempio la Cina sta comprando terreni in Africa). Per questo motivo si stanno studiando tecniche di produzione innovative che siano in grado di soddisfare il fabbisogno alimentare negli anni a venire senza compromettere la fertilità dei terreni.  Nel campo dell’agricoltura biologica fin dagli inizi del ‘900 si è utilizzata la zeolite/chabasite  in diversi formati (in grani come ammendante al suolo, in polvere come stabilizzante termico e radicante nei trapianti, nel trattamento fogliare nella lotta contro parassiti animali e vegetali) perchè il suo uso permette di ridurre il consumo di acqua del 50%  e quello dei fertilizzanti fino al 60% , di abbattere l’uso di pesticidi fino all’80%;  di disinquinare i terreni dai residui dei concimi fosfatici e dai metalli pesanti rilasciati dalle ricadute nucleari, ridurre la radioattività dei suoli e la salinità delle acque irrigue. Questa sostanza naturale, integrata nelle tecniche di coltivazione biologica e biodinamica, costituisce un aiuto concreto e immediato per la ricostruzione della fertilità e della produttività dei terreni, favorendo quindi la ricostituzione dell’humus, il vero e solo fattore di vita e fertilità della terra.

Antonio Oliveri

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