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Equiseto

L’equiseto (equisetum arvense), chiamato anche “coda cavallina” è una pianta che cresce nei luoghi umidi, silicei ed argillosi, in prossimità di fossi, stagni, fiumi.

Vi sono altre varietà di equiseto ( E. maximum;  E.palustre; E. hiemale) ma la varietà utilizzata sia in agricoltura che per uso erboristico è quella “arvense“.

La pianta cresce in due fasi:  in primavera, generalmente intorno a Pasqua, spuntano i fusti fertili; successivamente, in estate, compaiono i fusti sterili, alti finoi a 40 centimetri che assomigliano a piccoli abeti. Nella cenere dell’equiseto si trova il 90% di silicio. Oltre al silicio nella pianta sono presenti magnesio, ferro, manganese, solfato di potassio, carbonato di calcio, cloruro di potassio, tannino, acido linoleico, fitosteroli. Nella pianta fresca si trovano circa 200/260 milligrammi di vitamina C per kg. 

Pur non essendo una pianta che fa parte dei cosiddetti “Preparati biodinamici”, fu consigliata da Rudolf Steiner nel suo Corso di agricoltura quando l’umidità eccessiva favorisce lo sviluppo di funghi.

A questo proposito si prepara un decotto mettendo la pianta spezzettata in acqua fredda, si fa bollire 30 minuti , si lascia riposare altri 10 minuti, poi si filtra e si irrora sul terreno per evitare il proliferare dei funghi. L’estratto di equiseto svolge un’azione specifica contro tutte le malattie fungine delle piante (oidio, ticchiolatura, ruggine, monilia, sclerotinia, septoria, botrite, muffa grigia, fusariosi ecc.). E’ indicato per le piante da frutta (mela, pera, pesca, ecc.), per gli ortaggi (cetrioli, pomodori, patate ecc.), per i piccoli frutti (fragole, lamponi), per viti ed ulivi.        

Per uso culinariosi usano generalmente i fusti fertili, che ricordano un poco la forma di un fungo, raccolti in primavera. Dopo aver asportato le guaine presenti ai nodi e la spiga terminale vengono lessati e cucinati come gli asparagi.  Oppure dopo averli lessati si possono infarinare e friggere  nell’olio. I fusti sterili si possono utilizzare quando sono ancora piccoli e teneri nei brodi, nei passati, nelle minestre.

L’uso curativo prevede l’impiego dei soli fusti sterili. L’equiseto ha proprietà diuretiche, rimineralizzanti, emostatiche, antidegenerative, cicatrizzanti. E’ indicato nella cura delle affezioni renali e delle vie urinarie ( calcoli renali e vescicali, renella, pielonefrite, cistopielite), nell’eccesso di albumina, nella gotta, nelle emorragie  (nasali, polmonari, dell’utero, delle emorroidi, dello stomaco),nelle anemie, negli stati di demineralizzazione (rachitismo dei bambini, fratture, carie, lesioni osse varie), nell’ipertensione, nell’artrosi, nel diabete, nel nervosismo, nelle leucemie, negli stati cancerosi.

A questo proposito si è notato che nelle regioni ove i terreni ( e di conseguenza anche i vegetali) sono ricchi di magnesio e silicio i tumori si presentano più raramente.  L’equiseto è indicato anche nella cura degli edemi a varie localizzazioni per le sue proprietà diuretiche, nei disturbi della vista collegati a debolezza renale, nelle suppurazioni di unghie, nelle fistole, nelle necrosinel lichen, nell’arteriosclerosi, nella perdita di memoria, nell’eccessiva sudorazione dei piedi, nella forfora, nell’enuresi notturna dei bambini, nelle tonsilliti, nelle stomatiti, nelle astenie,in presenza di unghie e capelli fragili,nella bronchite cronica. Il suo alto contenuto di silicio gli conferisce proprietà simili alla Silicea omeopatica.

Per uso orale si può utilizzare  il succo fresco centrifugato nella misura di 2-3 cucchiaini al giorno. Oppure decotto della pianta: 50/100 grammi di pianta fresca oppure 10/20 grammi di pianta secca per litro di acqua. Mettere la pianta nell’acqua fredda, far bollire 30 minuti, lasciare altri 10 minuti in infusione e poi filtrare. Polvere: macinare la pianta secca nel macinacaffè  ed utilizzarne 1-2 grammi prima o dopo i pasti  in ostie, capsule oppure mescolata con miele.  Tintura-madre:  25/30 gocce  3 volte al giorno con un bicchiere di acqua; 50 gocce 4 volte al giorno come antiemorragico. 

Per uso esterno si usa il decotto  (50/100 grammi di pianta fresca oppure 10/20 grammi di pianta secca per litro di acqua) in compresse, lavaggi, su piaghe, ferite, ulcere delle gambe, affezioni orali e gengivali.

BIBLIOGRAFIA:

– Roberto C: Gamacchio: Riconoscimento e uso delle piante selvatiche – Demetra.

– Maria Thun: Virtù e segreti delle piante medicinali e produttive. Natura e Cultura.

– Maria Treben: la salute alla farmacia del Signore . Athesia.

– Bruno Brigo: fitoterapia e gemmoterapia nella pratica clinica. La Grafica Briantea.

– Nadia Moroni: le erbe spontanee medicinali e commestibili. Dispensa allegata al Corso per il riconoscimento delle piante spontanee e commestibili della Pianura Padana.

Per Zeolite-Italia

Nadia Moroni

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