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Le carciofaie e la zeolite chabasite

Interessante esperienza ci viene raccontata dal nostro cliente e amico Francesco, che cura una carciofaia da 4 anni. 

Apriamo intanto una parentesi e diciamo che la cinaricoltura è una pratica tipica delle regioni del Centro-Sud Italia; sono quindi piante autoctone sviluppatesi in uno specifico territorio che possiedono diversità genetica e fenotipica.

 Numerose sono le varietà di carciofo, circa 10, tra questi quello riconosciuto a livello europeo è il Carciofo spinoso di Sardegna Dop, altri tre hanno il marchio Igp, il Carciofo brindisino, il Carciofo romanesco e il Carciofo di Paestum.

 La loro elevata variabilità genetica ha permesso di costituire, tramite degli incroci, degli ibridi completamente italiani, attraverso il fenomeno dell’eterosi. In pratica tramite diversi incroci, si fissa un determinato carattere, che può essere ad esempio la dimensione del capolino, ottenendo individui con un alto grado di omogeneità genetica, detti F1. Abbiamo quindi individui geneticamente diversi tra di loro che mostrano prestazioni superiori rispetto ai genitori. Gli ibridi F1 possono essere sviluppati per ottenere caratteristiche specifiche desiderate, come maggiore resistenza alle malattie, adattabilità a diversi ambienti o resa più elevata. Ecco che chi li vuole coltivare altrove può farlo proprio per queste peculiarità.

 Ma torniamo alla carciofaia di Francesco. Lui utilizzando la nostra zeolite micronizzata fin dal primo anno l’ha protetta dagli agenti esterni patogeni, ma soprattutto l’ha protetta dalle gelate, Francesco infatti coltiva ad Altomonte in provincia di Cosenza, ad un’altitudine di circa 500 m. Questi ortaggi hanno come punto debole la non resistenza alle gelate. È importantissimo che siano protetti durante i periodi freddi e la nostra zeolite micronizzata ha proprio il pregio di stabilizzare la temperatura sui vegetali.

Quest’ anno Francesco ha deciso di utilizzare anche altri nostri prodotti liquidi naturali e biologici quali Cavaliere in combinazione con l’Estratto di alga marina. Nonostante li stia raccogliendo un po’ in ritardo rispetto alle previsioni, il risultato è più che soddisfacente.

 

Per la prossima stagione Francesco ha già pensato di attuare il ciclo di rotazione, quindi lascerà incolto il suolo integrandolo con un po’ di fertilizzante.

Insomma le buone pratiche di sempre, frutto della scienza perfetta.

 Nella nostra penisola abbiamo un patrimonio di biodiversità straordinario… DIFENDIAMOLO!

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